NASCAR
Daytona 500 1983
Febbraio 1983: in qualifica Cale Yarborough è il primo a superare le 200 miglia orarie al Daytona 500, con 200.503 mph.
Al giro successivo, la Chevrolet numero 28 si solleva in curva 4, sbatte contro il muro e si cappotta.
Cale ne esce illeso, la stock car no.
Il team non ha una vettura pronta: si corre tra una settimana.
Ma, all'improvviso, arriva una grande idea.
Davanti a un ristorante Hardee's, lo sponsor, c'è una show car Pontiac con la stessa livrea, nata per le foto, mai per correre.
In pochi giorni e una notte riceve gabbia, sospensioni racing e un motore.
La show car diventa la vettura di gara.
All'ultimo giro Yarborough è secondo, dietro Buddy Baker.
Sul rettilineo opposto piazza lo slingshot, l'effetto fionda: esce dalla scia di Baker e lo passa.
Taglia il traguardo davanti a tutti, con una vettura che non era destinata alle gare.
Media 155.979 mph: è la sua terza Daytona 500.
Una settimana prima, quella vettura serviva a vendere hamburger.
WRC
Safari Rally 1988
Il 4 aprile 1988, ultimo giorno del Safari, Miki Biasion e Tiziano Siviero hanno circa nove minuti su Mike Kirkland.
Nonostante il vantaggio, la gara non è stata affatto semplice.
La Lancia Delta numero 6 ha già superato un turbo in avaria e l'impatto con una zebra.
In assistenza Biasion parcheggia in pendenza, tira il freno a mano ed entra nel camper.
Quando esce, la Delta non c'è più.
«Mi avevano rubato la macchina», pensa.
Danilo Dalla Benetta, meccanico italiano della Mazda, gli indica un albero più giù, lungo la discesa.
Il freno a mano si era allentato: la Delta è lì, senza danni seri.
Mancano però le chiavi, forse cadute nell'erba alta.
I meccanici Lancia Martini la rimettono in moto senza chiavi.
Biasion vince a Nairobi con dodici minuti su Kirkland.
Qualche giorno dopo, Dalla Benetta gli restituisce le chiavi, trovate nell'erba dell'assistenza a rally finito.
Lancia ci provava dal 1978: la prima vittoria italiana al Safari arriva senza nemmeno le chiavi.
IMSA
24 Ore di Daytona 1976
Domenica mattina, 1° febbraio 1976: la BMW numero 59 di Peter Gregg, Brian Redman e John Fitzpatrick ha diciassette giri di vantaggio.
Alle 9:01 Redman fa rifornimento e la vettura si spegne uscendo dai box.
Nel giro di un'ora si fermano nove delle prime dieci, tutte subito dopo il pieno.
Hanno attinto alla stessa autocisterna, contaminata con acqua.
Alle 10:10 scende la bandiera rossa.
L'IMSA concede di spurgare i serbatoi: barili rossi per la benzina da scartare, verdi per quella buona.
La corsa resta ferma 3 ore e 54 minuti.
La direzione gara riporta la classifica all'ultimo giro completo prima delle 9:01.
Il vantaggio di diciassette giri resta intatto.
Alla ripartenza sono in pista 29 vetture su 72.
La BMW numero 59 vince con quattordici giri di margine sulla Porsche numero 14 di Al Holbert e Claude Ballot-Lena.
Una vittoria costruita al volante e salvata da un cronometro riavvolto.
F1
GP del Canada 1981
27 settembre 1981, pioggia battente a Montreal: Gilles Villeneuve guida la Ferrari 126CK numero 27, la prima turbo di Maranello.
Rimonta fino al secondo posto, poi John Watson lo passa.
Mentre doppia la Lotus di Elio de Angelis, i due si toccano.
Muso e ala anteriore si rompono, ma restano attaccati.
Il flusso d'aria solleva l'ala e la piega di traverso davanti al casco: visuale quasi azzerata.
Villeneuve non rientra.
Inclina la testa e si orienta con la visione periferica e i riferimenti gialli a bordo pista.
A circa otto giri dalla fine l'ala si stacca: secondo il fotografo Richard Kelley, è Villeneuve a strapparla con una frenata violenta al tornante.
Da lì corre senza muso, sotto la pioggia, e difende il terzo posto.
Al giro 63 di 70 scatta il limite delle due ore.
Vince Jacques Laffite, Watson è secondo a 6.2 secondi, Villeneuve terzo a quasi due minuti.
Un podio conquistato quasi alla cieca.
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